Tra il 219 e il 217 a.C. il regno tolemaico d’Egitto e l’Impero seleucide si affrontarono ancora una volta per il controllo della Celesiria, una regione strategica che comprendeva grosso modo l’attuale Libano, parte della Siria, della Palestina e della Fenicia. Era un territorio ricco e importante non soltanto per le sue risorse, ma anche perché attraverso le sue città passavano importanti rotte commerciali. Per questo motivo, da quasi un secolo, Seleucidi e Tolomei si contendevano il suo possesso. La guerra fu combattuta durante i regni di due sovrani molto giovani: Tolomeo IV Filopatore in Egitto e Antioco III nell’Impero seleucide.Alla fine furono i Tolomei a vincere, grazie soprattutto alla grande battaglia di Rafah del 217 a.C., ma la vittoria non risolse definitivamente la questione della Celesiria. Anzi, pochi decenni dopo, la regione sarebbe tornata al centro di un nuovo conflitto.
La rivalità aveva origini lontane. Dopo la morte di Alessandro Magno, il suo enorme impero fu diviso tra i suoi generali e nacquero diversi regni ellenistici. Tra questi, i più importanti nel Mediterraneo orientale erano il regno dei Tolomei, con capitale Alessandria d’Egitto, e l’Impero seleucide, che arrivò a estendersi dalla Siria fino a regioni molto lontane dell’Asia. La Celesiria si trovava proprio tra le due potenze e divenne quindi una zona di frontiera continuamente contesa. I Tolomei la consideravano fondamentale per proteggere l’Egitto e mantenere le proprie posizioni nel Mediterraneo orientale; per i Seleucidi, invece, rappresentava un territorio che apparteneva alla loro sfera di influenza fin dalla spartizione dell’impero di Alessandro.Nel corso del III secolo a.C. le due dinastie combatterono già diverse guerre per il suo controllo. La Quarta guerra siriaca fu quindi il risultato di una rivalità ormai vecchia di generazioni.
Quando salì al trono nel 221 a.C., Tolomeo IV Filopatore era ancora giovane. Le fonti antiche, soprattutto Polibio, lo descrivono in maniera estremamente negativa, come un sovrano poco interessato al governo e più preoccupato dei piaceri personali. Il potere effettivo sarebbe stato quindi esercitato in larga misura dai suoi ministri, soprattutto Sosibio e Agatocle. Al di là dei giudizi personali degli autori antichi, è comunque evidente che il regno attraversava una fase delicata. L’esercito, che nei decenni precedenti aveva permesso ai Tolomei di costruire un vasto impero, era stato trascurato e non sembrava preparato ad affrontare una nuova grande guerra. Questa situazione poteva apparire come un'occasione perfetta per il giovane sovrano seleucide.
Antioco III era salito al trono quando aveva appena sedici anni e aveva ereditato un regno in difficoltà. Diverse province orientali si erano ribellate e anche in Asia Minore il controllo seleucide era fortemente indebolito. Il giovane sovrano, tuttavia, dimostrò rapidamente di essere un comandante energico. Dopo aver affrontato e sconfitto le rivolte interne, riuscì a ristabilire in parte l'autorità seleucide e si liberò anche del potente ministro Ermia, che aveva avuto una grande influenza sulla politica del regno. Una volta rafforzata la propria posizione, Antioco poté finalmente occuparsi dell’Egitto e della Celesiria.
La guerra ebbe una svolta importante quando Antioco decise di riconquistare Seleucia di Pieria, città fondata dai Seleucidi e situata vicino alla foce dell’Oronte. La sua posizione era strategica, perché permetteva di controllare un importante accesso al Mediterraneo e costituiva una pericolosa base per i Tolomei. La città era ben fortificata e non sarebbe stato facile conquistarla con un semplice assalto. Antioco ricorse quindi anche all’inganno. Cercò dapprima di corrompere il governatore, Leonzio, ma non riuscì nell’intento. Corruppe allora alcuni ufficiali inferiori e organizzò un attacco contemporaneo da più direzioni. Mentre una parte dell’esercito assaliva il sobborgo e la flotta attaccava dal mare, altre truppe impegnavano i difensori in altri punti delle mura. La strategia funzionò: le forze tolemaiche furono costrette a dividersi e non riuscirono a fermare gli attaccanti. Quando il sobborgo e il porto furono conquistati, gli ufficiali che avevano tradito il governatore finsero di essere terrorizzati e convinsero Leonzio che fosse ormai inevitabile arrendersi. Seleucia cadde così nelle mani di Antioco, che risparmiò gli abitanti e permise anche il ritorno di alcuni cittadini che erano stati espulsi durante il dominio tolemaico.
A questo punto Antioco ebbe una fortuna ancora maggiore. Teodoto Etolo, un generale al servizio dei Tolomei che aveva già dimostrato le proprie capacità militari, si recò ad Alessandria aspettandosi di essere ricompensato. Secondo il racconto di Polibio, però, venne coinvolto in un ambiente di intrighi di corte e si sentì minacciato. Decise allora di cambiare schieramento. Teodoto occupò Tolemaide di Fenicia e inviò un suo uomo, Panetolo, a conquistare Tiro. Poi invitò Antioco a intervenire rapidamente in Celesiria. Antioco non si lasciò sfuggire l’occasione. Mentre il generale tolemaico Nicolao cercava di fermare Teodoto, il re seleucide arrivò nella regione e riuscì a respingere le forze egiziane. Teodoto gli consegnò quindi Tolemaide e Tiro, insieme a una flotta composta da numerose navi da guerra.
Antioco sembrava ormai vicino a una grande vittoria. A questo punto i Tolomei si resero conto del pericolo. L’esercito egiziano non era pronto per affrontare Antioco, ma i ministri Sosibio e Agatocle decisero di guadagnare tempo attraverso trattative diplomatiche mentre contemporaneamente riorganizzavano le forze armate. Vennero reclutati mercenari e veterani provenienti dalla Grecia e furono chiamati esperti militari incaricati di addestrare le truppe. La decisione più importante fu però quella di arruolare e addestrare un gran numero di Egiziani nella falange di tipo macedone, un corpo militare tradizionalmente dominato da soldati di origine greca o macedone. Fu una scelta decisiva. L’esercito tolemaico divenne molto più numeroso e, soprattutto, i soldati egiziani acquisirono un ruolo militare che fino ad allora era stato relativamente limitato. La riforma avrebbe però avuto conseguenze anche dopo la guerra. L'impiego massiccio di soldati egiziani contribuì infatti ad accrescere il loro peso politico e militare all’interno del regno.
La guerra continua Antioco, convinto che Tolomeo non avrebbe avuto il coraggio di affrontarlo in campo aperto, accettò una tregua durante l’inverno. Le trattative che seguirono non portarono a nessun risultato: i due regni avevano interpretazioni completamente diverse sui diritti di possesso della Celesiria. Quando la tregua terminò, Antioco riprese l’avanzata. Nel 218 a.C. conquistò diverse città e ottenne una importante vittoria a Porfirione, dove riuscì a superare le difese organizzate dal generale tolemaico Nicolao. Anche in questo caso Antioco dimostrò di saper sfruttare bene il terreno e di poter dividere le proprie forze in più gruppi, attaccando contemporaneamente da direzioni diverse. Dopo quella vittoria la sua avanzata sembrò inarrestabile.
Caddero Filoteria, Scitopoli, Ataribio e altre città della regione. Alcuni comandanti egiziani passarono dalla parte dei Seleucidi e anche popolazioni arabe della zona si allearono con Antioco. Alla fine del 218 a.C. il sovrano seleucide controllava gran parte della Celesiria e sembrava ormai vicino alla vittoria. La situazione cambiò completamente nella primavera del 217 a.C. Dopo mesi di preparazione, l’esercito egiziano era finalmente pronto. Tolomeo IV lasciò Alessandria e concentrò le sue forze a Pelusio, sul confine orientale dell’Egitto. Da lì marciò verso nord-est, fino alla zona di Rafah, non lontano da Gaza. Antioco gli andò incontro. I due eserciti erano enormi per gli standard dell’epoca e rappresentavano praticamente tutto il potenziale militare dei due regni. La battaglia di Rafah sarebbe diventata una delle più grandi battaglie dell’età ellenistica. Anche gli elefanti ebbero un ruolo importante.
Antioco disponeva di circa cento elefanti indiani, mentre Tolomeo ne aveva circa settanta di origine africana. Gli elefanti indiani erano generalmente più grandi e nella battaglia riuscirono a mettere in difficoltà gli animali utilizzati dagli Egiziani. Il combattimento fu inizialmente molto equilibrato. L’ala destra di Antioco ebbe la meglio e lo stesso re si lanciò all’inseguimento delle truppe nemiche. Dall’altra parte, però, l’ala destra dell’esercito tolemaico riuscì a ottenere un successo altrettanto importante. La vera svolta avvenne al centro, dove si affrontarono le due grandi falangi. Antioco commise allora un errore decisivo. Convinto che la battaglia fosse ormai praticamente vinta, continuò a inseguire le truppe avversarie invece di tornare rapidamente sul campo di battaglia. Tolomeo, al contrario, si trovava con le proprie truppe e contribuì a mantenere compatta la falange egiziana. La falange seleucide, rimasta esposta sui fianchi, finì per essere travolta. Anche gli Argiraspidi, i celebri “Scudi d’Argento”, riuscirono a resistere solo temporaneamente. Alla fine l’esercito di Antioco fu costretto a ritirarsi.
La battaglia di Rafah fu una grande vittoria per l’Egitto. Le perdite seleucidi furono pesantissime e Antioco dovette ritirarsi prima verso Gaza e poi verso Antiochia. Le città della Celesiria, che fino a poco prima avevano riconosciuto il dominio seleucide, tornarono rapidamente dalla parte dei Tolomei. Tolomeo IV aveva così ottenuto quello che sembrava un successo straordinario: dopo aver rischiato di perdere quasi tutta la Celesiria, era riuscito a riconquistarla in una sola campagna. Eppure non sfruttò davvero la vittoria. Invece di continuare la guerra e tentare di distruggere definitivamente la potenza di Antioco, preferì trattare la pace. I Seleucidi conservarono persino Seleucia di Pieria, che Antioco aveva conquistato all’inizio del conflitto. La guerra terminò quindi nel 217 a.C. con il ritorno della Celesiria sotto il controllo tolemaico, ma senza una vera soluzione definitiva della rivalità tra i due regni.
La vittoria di Rafah è interessante perché, dietro il successo militare, mostrò anche alcune delle debolezze del regno tolemaico. L’esercito aveva dovuto essere ricostruito in fretta e faceva largo uso di mercenari e soldati stranieri. Allo stesso tempo, per la prima volta su larga scala, un numero molto elevato di Egiziani era stato addestrato alla guerra secondo il modello macedone. Questa trasformazione ebbe conseguenze importanti. La popolazione egiziana aveva dimostrato di essere indispensabile per la difesa del regno e, negli anni successivi, la crescente pressione fiscale e il reclutamento militare contribuirono ad alimentare tensioni interne. Dopo la morte di Tolomeo IV, nel 205 a.C., l’Egitto sarebbe infatti entrato in una fase di rivolte indigene che avrebbero impegnato il regno per anni.
Per questo motivo gli storici moderni tendono a considerare la vittoria di Rafah non tanto come il segno di una ritrovata superiorità dell’Egitto, quanto come un successo ottenuto in circostanze particolari. Il regno tolemaico aveva ancora grandi risorse, ma la sua struttura politica e militare mostrava già segni di difficoltà. Antioco, invece, non era stato sconfitto definitivamente. Dopo la pace poté concentrarsi nuovamente sui problemi dell’Impero seleucide e, soprattutto, sulla rivolta dello zio Acheo in Asia Minore. Negli anni successivi avrebbe intrapreso una grande campagna verso le regioni orientali dell’impero, riconquistando territori perduti e rafforzando enormemente il proprio prestigio. Questa spedizione, ricordata come Anabasi di Antioco III, contribuì a trasformarlo nel sovrano che sarebbe passato alla storia con il titolo di “Antioco il Grande”.
La Quarta guerra siriaca non aveva quindi risolto la rivalità tra Egitto e Siria. Aveva soltanto rimandato il problema. La resa dei conti sarebbe arrivata circa vent'anni dopo, quando Antioco III, ormai molto più potente, avrebbe nuovamente attaccato la Celesiria durante la Quinta guerra siriaca. Questa volta i Tolomei non sarebbero riusciti a ripetere il miracolo di Rafah e la grande vittoria seleucide di Panion, nel 200 a.C., avrebbe segnato l’inizio della definitiva perdita della Celesiria da parte dell’Egitto. La Quarta guerra siriaca fu dunque una vittoria egiziana, ma anche uno degli ultimi grandi successi del regno tolemaico fuori dai confini dell’Egitto. La guerra aveva dimostrato che il vecchio equilibrio tra le due grandi monarchie ellenistiche stava cambiando e che il futuro avrebbe favorito sempre più la potenza seleucide.
Wikipedia: Quarta guerra siriaca
immagine: Celesiria
