Tra il 202 e il 195 a.C. il Mediterraneo orientale fu teatro di uno degli ultimi grandi scontri tra le monarchie nate dalla frammentazione dell'impero di Alessandro Magno. Da una parte c'era il regno tolemaico d'Egitto, ancora ricchissimo e potente ma ormai indebolito da profonde tensioni interne; dall'altra il regno seleucide di Antioco III il Grande, che dopo anni di campagne militari aveva riportato il proprio regno a una posizione di grande prestigio. Al centro del conflitto c'era ancora una volta la Celesiria, la regione che comprendeva la Siria meridionale, la Fenicia e la Palestina e che da decenni rappresentava uno dei principali motivi di rivalità tra Tolomei e Seleucidi.

La situazione che portò alla guerra era però molto diversa da quella delle precedenti guerre siriache. Nel 204 a.C. era morto Tolomeo IV Filopatore e sul trono d'Egitto era salito il figlio Tolomeo V Epifane, che all'epoca era ancora un bambino. La morte del sovrano aprì immediatamente una drammatica lotta per il controllo della reggenza. La madre del giovane re, Arsinoe III, fu assassinata dai potenti ministri Agatocle e Sosibio, che cercavano di mantenere il controllo dello Stato. La reazione della popolazione di Alessandria fu violentissima e Agatocle venne infine linciato dalla folla. Il regno si trovò così senza una guida politica stabile proprio nel momento in cui aveva maggiore bisogno di organizzazione e di risorse.

La crisi non era soltanto politica. In diverse zone dell'Egitto erano scoppiate rivolte e il governo doveva affrontare crescenti difficoltà finanziarie e militari. Le tensioni tra la popolazione egiziana e la classe dirigente di origine greco-macedone si stavano facendo sempre più forti e una parte delle risorse che normalmente sarebbero state impiegate per difendere i possedimenti esterni doveva essere utilizzata per mantenere l'ordine all'interno del paese. Per Antioco III si presentava quindi un'occasione che difficilmente avrebbe potuto essere migliore. Il sovrano seleucide non aveva dimenticato la sconfitta subita nella Quarta guerra siriaca. Nel 217 a.C., nella grande battaglia di Raphia, era stato sconfitto dall'esercito di Tolomeo IV e costretto a rinunciare temporaneamente alle proprie ambizioni sulla Celesiria. Ora però il suo avversario era un bambino e il regno tolemaico era attraversato da una crisi profonda. Antioco decise quindi di tornare all'attacco.

Prima ancora dell'inizio della guerra, Antioco III aveva raggiunto un accordo con Filippo V di Macedonia. I due sovrani avevano interesse a sfruttare la debolezza dell'Egitto e avevano progettato una spartizione dei possedimenti tolemaici situati al di fuori dell'Egitto. Filippo avrebbe potuto espandersi soprattutto nell'Egeo e nell'Asia Minore, mentre Antioco avrebbe concentrato le proprie ambizioni sulla Celesiria. L'accordo sarebbe però durato poco e i rapporti tra i due sovrani sarebbero presto diventati molto più complicati, soprattutto dopo l'intervento di Roma.

Nel 202 a.C. Antioco III iniziò la nuova offensiva contro i territori tolemaici. La Celesiria fu nuovamente il principale obiettivo della sua campagna. La situazione era particolarmente favorevole perché alcuni esponenti dell'amministrazione tolemaica della regione decisero di passare dalla parte dei Seleucidi. Tra questi vi era Tolomeo, figlio di Trasea, che aveva un ruolo importante nell'amministrazione della Celesiria. La sua defezione contribuì a rendere ancora più fragile la posizione egiziana. I Tolomei, tuttavia, non erano ancora disposti a rinunciare alla regione. Il governo riuscì a organizzare una nuova controffensiva affidandosi anche a mercenari greci e soprattutto al generale etolico Scopa, uno dei più esperti comandanti disponibili. Scopa riuscì per un certo periodo a recuperare parte dei territori perduti e sembrò che la guerra potesse nuovamente trasformarsi in una lunga lotta per il controllo della Siria. Antioco III non aveva però intenzione di lasciare l'iniziativa nelle mani del nemico.

Nel 201 a.C. riprese l'offensiva e puntò verso le città costiere e le principali roccaforti della regione. Tra gli obiettivi più importanti vi era Gaza, una città fortificata di enorme valore strategico. La sua conquista rafforzò ulteriormente la posizione seleucide e rese sempre più difficile per gli Egiziani mantenere una presenza militare efficace in Celesiria. Lo scontro decisivo arrivò poco dopo, nella regione di Panion, presso le sorgenti del Giordano, ai piedi del monte Hermon. Qui l'esercito di Scopa affrontò direttamente quello di Antioco III. La battaglia, generalmente datata intorno al 200 a.C., rappresentò il momento decisivo dell'intera guerra.

Antioco disponeva di un esercito particolarmente adatto a sfruttare il terreno e poteva contare su una potente cavalleria pesante. Una parte importante del comando della cavalleria fu affidata al figlio del sovrano, il giovane Antioco, che riuscì a guidare una delle azioni decisive dello scontro. La falange tolemaica riuscì inizialmente a resistere e a esercitare una forte pressione sul centro dell'esercito seleucide, ma la situazione cambiò quando la cavalleria di Antioco colpì i fianchi e le retrovie dell'esercito egiziano. La formazione tolemaica fu progressivamente disorganizzata e l'esercito di Scopa venne sconfitto.

La vittoria di Panion ebbe conseguenze molto più importanti di una semplice sconfitta militare. Dopo quella battaglia la resistenza tolemaica in Celesiria crollò rapidamente e Antioco III poté completare la conquista della regione. Le città della Fenicia e della Palestina passarono sotto il controllo seleucide e anche Gerusalemme entrò nell'orbita del nuovo potere. Dopo decenni di guerre, i Tolomei avevano perso definitivamente il controllo della Celesiria. La conquista non fu però un processo privo di difficoltà. Le fonti epigrafiche mostrano infatti che il passaggio dal dominio tolemaico a quello seleucide fu accompagnato da problemi e tensioni. L'iscrizione di Hefzibah, che conserva una serie di lettere relative proprio a questo periodo, permette di intravedere alcuni aspetti meno conosciuti della conquista. Le comunicazioni riguardano anche gli abusi commessi dai soldati e le difficoltà incontrate dalle comunità locali. È un particolare significativo perché ci ricorda che dietro le grandi campagne militari di Antioco III non c'erano soltanto eserciti e sovrani, ma anche popolazioni costrette a sopportare le conseguenze della guerra.

Mentre Antioco consolidava le proprie conquiste, un'altra potenza stava iniziando a intervenire sempre più decisamente negli affari del Mediterraneo orientale. Era Roma. La Repubblica romana aveva appena sconfitto Cartagine nella Seconda guerra punica e disponeva ormai di una forza militare e politica che nessuno dei sovrani ellenistici poteva più ignorare. Nel 200 a.C. Roma iniziò la Seconda guerra macedonica contro Filippo V. Proprio in quel periodo gli ambasciatori romani cercarono di impedire che Filippo e Antioco approfittassero ulteriormente della debolezza dell'Egitto. Roma aveva anche un interesse economico molto concreto: l'Egitto era un importante fornitore di grano e i Romani non volevano che una guerra per la conquista del paese provocasse una grave interruzione dei rifornimenti.

Antioco III non aveva comunque bisogno di conquistare l'Egitto. Il suo obiettivo principale era ormai stato raggiunto. La Celesiria era nelle sue mani e il regno seleucide aveva recuperato una posizione dominante in gran parte del Mediterraneo orientale. Il sovrano preferì quindi concentrarsi sul consolidamento delle proprie conquiste e sull'espansione verso altri territori appartenuti ai Tolomei. Per Tolomeo V, invece, la situazione continuava a essere drammatica. Il giovane sovrano doveva governare un Egitto ancora attraversato da rivolte e difficoltà economiche. Il governo aveva bisogno di denaro per mantenere l'esercito e l'amministrazione, mentre l'aumento delle tasse alimentava ulteriormente il malcontento. La fragilità del regno rendeva ormai impossibile pensare a una nuova grande campagna per riconquistare la Celesiria.

Nel 196 a.C. Tolomeo V fu incoronato ufficialmente a Menfi secondo la tradizione faraonica. Aveva soltanto circa dodici anni e il suo governo cercava in questo modo di rafforzare la legittimità del giovane sovrano anche agli occhi della popolazione egiziana e del potente clero. In occasione della sua incoronazione venne emanato un decreto sacerdotale che sarebbe diventato famoso molti secoli dopo grazie alla Stele di Rosetta. Il decreto fu inciso in tre scritture, geroglifica, demotica e greca, e celebrava Tolomeo V come sovrano benefattore dell'Egitto. La presenza del testo greco accanto alle versioni egiziane avrebbe permesso, oltre duemila anni più tardi, a Jean-François Champollion di compiere il passo decisivo verso la decifrazione dei geroglifici. È uno dei curiosi legami tra la storia della Quinta guerra siriaca e la storia della riscoperta dell'antico Egitto.

A questo punto la guerra poteva essere conclusa soltanto attraverso un accordo. Nel 195 a.C. Tolomeo V e Antioco III raggiunsero un'intesa che riconosceva di fatto le nuove frontiere. La Celesiria rimase ai Seleucidi e l'Egitto rinunciò alle proprie pretese sulla regione. L'accordo fu però accompagnato da un elemento destinato ad avere conseguenze importanti: un matrimonio dinastico. Tolomeo V sposò Cleopatra, figlia di Antioco III. Non si trattava della celebre Cleopatra VII, vissuta quasi due secoli dopo, ma di Cleopatra I Sira, una principessa della dinastia seleucide che sarebbe diventata regina d'Egitto. Il matrimonio trasformò l'antica rivalità tra le due dinastie in una temporanea alleanza.

Antioco aveva ottenuto ciò che voleva: la Celesiria era tornata sotto il controllo seleucide e il regno tolemaico era stato costretto a riconoscere la nuova realtà politica. La Quinta guerra siriaca rappresentò quindi una svolta decisiva nella storia del Mediterraneo orientale. Per i Tolomei fu una delle sconfitte territoriali più gravi della loro storia. La perdita della Celesiria significava rinunciare a una regione che per più di un secolo era stata considerata parte fondamentale della sfera d'influenza egiziana. Per i Seleucidi, invece, la vittoria di Panion rappresentò il culmine della potenza di Antioco III e una delle sue più grandi conquiste. Ma proprio nel momento in cui Antioco sembrava aver raggiunto il massimo della propria potenza, un nuovo avversario stava diventando sempre più importante.

Roma aveva sconfitto Filippo V a Cinoscefale nel 197 a.C. e pochi anni dopo avrebbe affrontato direttamente Antioco III. Nel 190 a.C. l'esercito romano avrebbe sconfitto il sovrano seleucide nella battaglia di Magnesia. La grande vittoria ottenuta nella Quinta guerra siriaca avrebbe quindi avuto un effetto paradossale. Antioco III aveva sconfitto il principale rivale orientale e aveva riportato la Celesiria sotto il dominio seleucide, ma proprio questa espansione lo avrebbe portato sempre più vicino alla sfera di interesse romana.

La Quinta guerra siriaca fu così molto più di una delle tante guerre combattute per la Siria. Fu uno degli ultimi grandi conflitti tra le monarchie ellenistiche ancora capaci di contendersi territori e influenza su vasta scala. Dopo Panion, il regno tolemaico non sarebbe più riuscito a recuperare stabilmente la Celesiria e il regno seleucide avrebbe raggiunto il suo massimo splendore. Ma nello stesso momento Roma stava iniziando a imporre la propria presenza nel Mediterraneo orientale. La generazione successiva avrebbe dimostrato che la vera potenza destinata a dominare quella parte del mondo non sarebbe stata né quella dei Tolomei né quella dei Seleucidi, ma quella della Repubblica romana.

 

Wikipedia: Guerre siriache

 

immagine: Busto di Tolomeo V