Pòrcio Festo fu un procuratore romano attivo nel I secolo d.C. e appartenente alla gens Porcia. Entrò nella storia soprattutto per il suo ruolo nella complessa situazione politica e religiosa della Giudea, una delle province più difficili da governare dell’intero impero romano. Venne nominato da Nerone come successore di Marco Antonio Felice, accusato di gravi abusi e corruzione. La data esatta dell’inizio del suo incarico non è del tutto certa, ma si colloca probabilmente tra il 58 e il 60 d.C., come indicano anche alcune monete a suo nome. Morì in carica nel 62 d.C. e fu sostituito da Lucceio Albino.
Quando Festo arrivò in Giudea, trovò una provincia attraversata da tensioni continue. A Cesarea era ancora aperta una dura contesa tra la popolazione di origine greca e quella ebraica: un conflitto che il predecessore aveva represso con forza, ma che restava lontano dall’essere risolto. Oltre a questo, Festo dovette affrontare la crescente attività degli Zeloti, movimento ostile a Roma, e soprattutto della loro ala più radicale, i Sicarii. Secondo lo storico Flavio Giuseppe, Festo riuscì in parte a contenere le azioni dei Sicarii, che i romani consideravano pericolosi banditi. A questi problemi si aggiunsero due questioni delicate. La prima riguardava uno scontro tra il re cliente Agrippa II e i sacerdoti del Tempio di Gerusalemme: Agrippa aveva costruito nel suo palazzo una sala dalla quale poteva osservare le attività del Tempio. I sacerdoti la considerarono una violazione della sacralità del luogo e innalzarono un muro per coprire la vista. Il problema era che quel muro impediva la visuale anche ai soldati romani di guardia nella vicina Fortezza Antonia. Festo chiese quindi di abbatterlo, ma i sacerdoti ricorsero a Nerone, che sorprendentemente diede loro ragione. In cambio, però, due importanti figure religiose rimasero a Roma come ostaggi politici.
L’altra questione, oggi la più nota, riguardava Paolo di Tarso. Arrestato alcuni anni prima, era stato trattenuto dal governatore Felice pur senza accuse solide, principalmente per compiacere i capi giudei. Appena divenuto governatore, Festo fu sollecitato a consegnare Paolo ai notabili di Gerusalemme, ma preferì giudicare il caso a Cesarea. Non emersero prove concrete contro di lui e, quando Festo propose di processarlo a Gerusalemme, Paolo esercitò il diritto dei cittadini romani di appellarsi all’imperatore. Festo accettò la richiesta e disse la celebre frase: «Ti sei appellato a Cesare, da Cesare andrai». Durante l’attesa della partenza per Roma, Paolo fu ascoltato anche dal re Agrippa II, che riconobbe la sua innocenza, pur non potendo annullare l’appello. Paolo partì per Roma probabilmente nell’autunno del 60 d.C. La morte improvvisa di Festo, avvenuta circa due anni dopo, aggravò ulteriormente la situazione della provincia.
Flavio Giuseppe racconta che il sommo sacerdote Anano approfittò del momento di vuoto di potere per far lapidare Giacomo il Giusto, figura di primo piano del cristianesimo delle origini. Il governatore successivo, Lucceio Albino, e lo stesso Agrippa II reagirono duramente, destituendo Anano dal suo incarico.
Wikipedia: Porcio Festo