La cosiddetta guerra cremonidea fu uno dei momenti più significativi della lunga e tormentata lotta delle poleis greche per preservare la propria autonomia nell’età ellenistica. Il conflitto si svolse tra il 267 e il 261 a.C., in un’epoca in cui la Grecia non era più il centro del mondo politico come ai tempi delle guerre persiane o di Alessandro Magno, ma un territorio conteso tra grandi monarchie nate proprio dalle sue conquiste. Dopo la morte di Alessandro, la Macedonia tornò a esercitare un ruolo dominante sulla Grecia continentale. Sotto il regno di Antigono II Gonata, la presenza macedone era diventata capillare e ben organizzata. Antigono controllava direttamente alcuni punti strategici fondamentali, come Corinto, Calcide nell’Eubea e Demetriade in Tessaglia, una sorta di triangolo difensivo che permetteva di tenere sotto sorveglianza gran parte dell’Ellade.

A questo si aggiungeva il sostegno alle fazioni filo-macedoni e l’appoggio a regimi tirannici in diverse città del Peloponneso, una politica che riduceva ulteriormente gli spazi di autonomia delle tradizionali città-stato. In questo contesto maturò la reazione di Atene e Sparta. Atene, pur non essendo più la potenza del V secolo, conservava un forte orgoglio civico e mal sopportava la presenza di una guarnigione macedone nel Pireo, in particolare sulla collina di Munichia. Sparta, dal canto suo, vedeva nella pressione macedone un ostacolo al tentativo di ricostruire una propria influenza nel Peloponneso. Entrambe le città trovarono un alleato interessato nella figura di Tolomeo II d’Egitto, sovrano di una delle più ricche e potenti monarchie ellenistiche, deciso a contrastare l’espansione macedone soprattutto per il controllo del Mar Egeo, fondamentale per i traffici commerciali.

Fu in questo clima che, nel 267 a.C., l’ateniese Cremonide, esponente del partito democratico e idealmente erede della tradizione antimacedone di Demostene, promosse un decreto che sanciva l’alleanza tra Atene, Sparta e l’Egitto tolemaico. Da qui il nome con cui la guerra è passata alla storia, già attribuitole in età antica dallo storico Egesandro, che volle sottolineare il ruolo politico e simbolico di Cremonide nell’avvio del conflitto. Le operazioni militari non sono note in tutti i dettagli, ma è chiaro che la guerra ebbe una fase iniziale favorevole alla coalizione antimacedone. Sparta, guidata dal re Areo I, e le forze egiziane riuscirono a mettere sotto pressione Antigono Gonata, costringendolo a reagire con decisione. Il sovrano macedone dovette prima risolvere problemi interni, come una ribellione di mercenari galli impiegati nella difesa dell’istmo di Corinto, e respingere un’invasione della Macedonia da parte di Alessandro II, con l’aiuto del fratello Demetrio. Una volta ristabilita la situazione, Antigono passò al contrattacco.

Recuperò il controllo del Peloponneso e inflisse un colpo decisivo alla coalizione nemica sconfiggendo l’esercito spartano nei pressi di Corinto. In quello scontro, nel 265 a.C., morì lo stesso Areo I, evento che segnò di fatto il declino del ruolo militare di Sparta nel conflitto. Atene rimase così sempre più isolata. Priva dell’aiuto egiziano, che non riuscì a intervenire in modo efficace sul continente greco, la città fu sottoposta a un duro assedio. Alla fine dovette arrendersi alle condizioni imposte da Antigono Gonata. Le conseguenze furono pesanti: oltre alla conferma della guarnigione macedone a Munichia, Atene dovette accettarne altre in varie località dell’Attica, subire forti limitazioni economiche, rinunciare all’emissione di una propria moneta e rompere alleanze considerate sgradite alla Macedonia, come quella con Bisanzio. La guerra cremonidea si concluse così con una netta vittoria macedone e la conferma dell’egemonia antigonide sulla Grecia. Più in generale, il conflitto mostra con grande chiarezza la condizione delle poleis nell’età ellenistica: ancora capaci di iniziativa politica e di orgoglio civico, ma ormai dipendenti dai giochi di potere delle grandi monarchie, per le quali la libertà delle città greche era spesso una variabile secondaria rispetto al controllo strategico e commerciale del Mediterraneo orientale.  

Wikipedia: Guerra cremonidea

 

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