Fasaele, il fratello dimenticato di Erode il Grande, (in latino Phasaelus, in greco Φασάηλος) fu il fratello maggiore di Erode il Grande, con cui condivise il potere sulla Giudea tra il 47 e il 40 a.C. La sua vita, strettamente intrecciata a quella turbolenta del Regno di Giudea e della Roma repubblicana in crisi, è una storia di lealtà, politica e tragedia. Figlio di Antipatro e Cipro, Fasaele apparteneva a una famiglia di origini miste: il padre era idumeo (quindi di religione ebraica, ma non israelita di nascita), la madre nabatea. Aveva tre fratelli – Giuseppe, Ferora ed Erode – e una sorella, Salome. Nacque in Giudea, quando ancora la regione era governata dagli Asmonei, la dinastia ebraica nata dopo la rivolta dei Maccabei. Il padre Antipatro era una figura di primo piano: consigliere e ministro di Ircano II, re e sommo sacerdote asmoneo, ma soprattutto abile politico capace di guadagnarsi la fiducia di Roma.

Giulio Cesare, nel 47 a.C., lo nominò procuratore della Giudea. Antipatro affidò ai suoi figli due incarichi cruciali: Fasaele divenne governatore di Gerusalemme, mentre Erode fu posto a capo della Galilea. I due fratelli si dimostrarono subito energici e ambiziosi, ma anche molto diversi: Erode era impulsivo e spregiudicato, Fasaele più prudente e riflessivo. Dopo l’assassinio di Cesare nel 44 a.C., la Giudea fu travolta da nuove tensioni. Antipatro venne avvelenato per ordine di un rivale politico, Malico. Erode voleva vendicarsi immediatamente, ma fu proprio Fasaele a frenarlo, consigliandogli di aspettare il momento opportuno. Poco dopo, la vendetta arrivò comunque: Malico fu ucciso e i fratelli di nuovo padroni della situazione. Tuttavia, la morte di Antipatro lasciò un vuoto di potere e scatenò una guerra civile. Si fronteggiarono quattro fazioni: quella di Erode e Fasaele, quella di Ircano II, quella di Antigono (nipote di Ircano, che rivendicava il trono asmoneo) e quella di Elice, fratello di Malico. Fasaele si distinse per abilità militare, respinse un’imboscata e riuscì a ottenere il sostegno del popolo di Gerusalemme, consolidando così il controllo della città.

Nel 42 a.C., Marco Antonio – divenuto uno dei padroni di Roma dopo la vittoria su Cassio – confermò Erode e Fasaele nel loro potere, nominando entrambi tetrarchi. Ma la loro fortuna non durò a lungo. Il rivale Antigono trovò un alleato potente: i Parti, il grande impero che dominava la Persia. Con il loro aiuto marciò su Gerusalemme. Durante la festa di Shavuot (la Pentecoste ebraica), scoppiarono violenti scontri in città: Fasaele difendeva le mura, Erode il palazzo reale. Resistettero con coraggio, ma quando i Parti invitarono Fasaele e Ircano a trattare la pace, i due caddero in trappola nonostante gli avvertimenti di Erode. Furono fatti prigionieri e consegnati ad Antigono. Quest’ultimo fece mutilare Ircano, per impedirgli di esercitare la funzione di sommo sacerdote, mentre Fasaele, rifiutando l’umiliazione e la prigionia, si tolse la vita. Aveva appena saputo che Erode era riuscito a fuggire: il sacrificio del fratello gli aveva, in un certo senso, spianato la strada verso il trono.

Lo storico Giuseppe Flavio descrive Fasaele come un uomo coraggioso, leale e nobile. Ebbe un figlio, nato probabilmente dopo la sua morte, anch’egli chiamato Fasaele. Questo figlio sposò Salampsio, figlia di Erode, e diede origine a una discendenza numerosa. Erode, in segno di affetto e riconoscenza, diede il nome del fratello a una delle torri della sua reggia di Gerusalemme e a una città da lui fondata vicino a Gerico, Faselide. La memoria di Fasaele è oggi quasi offuscata dalla fama del fratello Erode, ma la sua figura rappresenta un raro esempio di lealtà fraterna in un’epoca dominata da ambizione e tradimenti..   

Wikipedia: Fasaele