Aprie (Apries), conosciuto anche con il nome egizio Haaibra Wahibra, fu un faraone della XXVI dinastia egizia, regnando dall’anno 589 a.C. al 570 a.C. Il suo regno si colloca in un periodo storico complesso, in cui l’Egitto cercava di mantenere la propria indipendenza e la propria influenza nel Mediterraneo, mentre Babilonia diventava sempre più potente. Figlio di Psammetico II e di una regina chiamata Takhuit, Apries salì al trono dopo la morte del padre. La sua figura compare anche nella Bibbia, dove viene citato come Cofrà o Hofra.

Le guerre contro Babilonia

Appena divenuto faraone, Apries sostenne Sedecia, il re di Giuda, che si ribellò contro il dominio di Nabucodonosor, sovrano di Babilonia. Tuttavia, l’esercito egiziano evitò lo scontro diretto con le forze babilonesi, preferendo attaccare le città fenicie e cipriote alleate di Nabucodonosor, come Biblo, Arvad e Sidone. Quando Gerusalemme cadde dopo un lungo assedio nel 587 a.C., le truppe egiziane si erano già ritirate. Molti profughi giudei trovarono rifugio in Egitto, in particolare sull’isola di Elefantina, dove ebbero persino il permesso di costruire un loro tempio. Questi eventi sono raccontati da fonti greche, babilonesi ed ebraiche, ma curiosamente non esistono testimonianze egizie dirette: non è chiaro se per mancanza di documenti o per una scelta deliberata di non raccontare questa sconfitta.

Politica interna e il malcontento dei militari

Dal punto di vista interno, Apries proseguì la politica dei predecessori, puntando a valorizzare l’arte e la religione tradizionale egizia. Tuttavia, favorì anche le comunità greche presenti sul delta del Nilo. Questa preferenza verso i Greci provocò tensioni con i militari di origine libica, che si sentivano sempre più esclusi dal potere. Infatti, l’esercito dell’epoca era composto in gran parte proprio da mercenari greci, scelti per la loro abilità.

La sconfitta contro Cirene e la rivolta di Amasis

Nel 570 a.C., Apries decise di aiutare un capo libico in una spedizione contro la città di Cirene, colonia greca situata sulla costa africana. Temeva di schierare i mercenari greci contro altri Greci, quindi inviò un esercito composto da soldati libici ed egiziani. La spedizione si concluse con una pesante sconfitta e un ammutinamento dei superstiti. Nel tentativo di placare la rivolta, Apries mandò un suo generale di fiducia, Amasis. Ma l’operazione gli si ritorse contro: le truppe acclamarono Amasis come nuovo re. Apries cercò di riprendere il trono con le armi, ma fu sconfitto e catturato. In un primo momento Amasis lo trattò con rispetto, concedendogli di vivere. Più tardi, dopo un altro tentativo di riconquista, fu giustiziato. Nonostante tutto, il suo rivale fece seppellire il corpo con tutti gli onori nel tempio di Neith a Sais, la città originaria della dinastia.

Gli obelischi di Apries

Ci restano anche alcuni monumenti, come i due obelischi di granito rosa che in epoca romana furono trasportati in Italia. Uno è noto come l’Obelisco della Minerva e si trova a Roma; l’altro è l’Obelisco di Urbino, oggi sistemato in una piazza della città marchigiana. Entrambi erano stati eretti a Sais per celebrare il suo regno.     
 

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