Il Regno di Pergamo fu uno dei più importanti stati ellenistici sorti dopo la morte di Alessandro Magno. La sua storia iniziò nel 282 a.C., quando Filetero, che era stato il tesoriere del re di Tracia Lisimaco, si impadronì della città fortificata di Pergamo, situata nell’Asia Minore occidentale. In origine, Filetero non si proclamò re ma amministrò Pergamo come un principato autonomo, ponendo le basi della dinastia degli Attalidi, che avrebbe reso la città famosa in tutto il mondo greco. Alla morte di Filetero, il potere passò al nipote Eumene I, che seppe difendere con abilità l’indipendenza del regno. Nel 262 a.C., sconfisse un esercito seleucide molto più grande, consolidando di fatto l’autonomia da Antiochia. La vera espansione di Pergamo, però, avvenne sotto Attalo I, che si fece notare per le guerre contro i Galati, le tribù celtiche che si erano stabilite nell’Anatolia centrale.
Attalo rifiutò di pagare loro tributi e li sconfisse in più battaglie, guadagnandosi il titolo di Soter, cioè "salvatore". Per celebrare queste vittorie, fece realizzare splendide opere d’arte, come il celebre Altare di Zeus e le sculture dei Galati morenti, simboli della supremazia della civiltà greca sulla barbarie. Il regno visse anni di tensioni e alleanze mutevoli con i Seleucidi, i grandi rivali orientali. Quando Antioco III cercò di soggiogare l’Asia Minore, Attalo preferì allearsi con Roma, che stava estendendo la sua influenza nel Mediterraneo orientale. Da quel momento, i Pergameni divennero tra i più fedeli alleati dei Romani. Fornirono truppe e navi in diverse guerre, tra cui la Prima e la Seconda guerra macedonica e la guerra contro Antioco III stesso. Fu proprio grazie all’aiuto di Pergamo che i Romani vinsero la decisiva Battaglia di Magnesia nel 190 a.C., in cui l’esperienza militare del re Eumene II fu determinante: ordinò ai soldati romani di colpire i cavalli dei carri falcati seleucidi, trasformando la battaglia in un disastro per Antioco.
La pace che ne seguì, la Pace di Apamea, premiò Pergamo con vasti territori in Anatolia, rendendolo uno degli stati più ricchi e potenti della regione. Tuttavia, proprio questa potenza crescente iniziò a preoccupare Roma. I rapporti si fecero più freddi e diffidenti, tanto che Eumene II, sospettato di simpatizzare con il regno di Macedonia, venne accolto con freddezza a Roma e oggetto di accuse. Alla sua morte, il trono passò al fratello Attalo II, che seppe però riavvicinare i Romani, ricevendone onori e riconoscimenti. Gli ultimi decenni del regno furono turbolenti. Attalo II si difese da invasioni e complotti, consolidando l’alleanza con Roma, e alla sua morte il potere passò al nipote Attalo III. Quest’ultimo, però, non ebbe la stessa inclinazione politica dei suoi predecessori: alla sua morte, nel 133 a.C., lasciò per testamento l’intero regno in eredità alla Repubblica romana.
Questa decisione, che trasformò Pergamo nella provincia romana d’Asia, provocò una grave ribellione guidata da Aristonico, un pretendente che si fece chiamare Eumene III. Con l’appoggio di schiavi e contadini oppressi, Aristonico resistette per anni alle truppe romane. Dopo duri scontri, venne sconfitto e fatto prigioniero, mentre Roma si accingeva a riorganizzare i territori conquistati, cedendo alcune regioni ai sovrani alleati di Cappadocia e del Ponto e mantenendo per sé le aree più prospere e facili da controllare. Con la sua annessione, Pergamo perse l’indipendenza ma continuò a prosperare sotto Roma, conservando a lungo la fama di grande centro artistico, culturale e commerciale. Dalla sua biblioteca, seconda solo a quella di Alessandria, e dalle botteghe che producevano la pergamena, derivarono molte delle conoscenze e delle tradizioni che alimentarono la civiltà romana e poi quella europea.
Wikipedia: Regno di Pergamo
