Bahira, il monaco che avrebbe predetto la missione di Maometto. Tra le leggende legate alla giovinezza del profeta Maometto, una delle più affascinanti è quella di Bahira, un monaco cristiano che – secondo alcune tradizioni islamiche – avrebbe riconosciuto in lui i segni di un futuro profeta. Il nome Bahira non è in realtà un nome proprio. Deriva dal siriaco e significa “provato”, “approvato”, in senso figurato “eminente” o “rinomato”. Era un appellativo riservato ai monaci, non una persona specifica. Questo già ci fa capire che la figura di Bahira si muove tra leggenda e simbolo più che tra fatti storici accertati. Secondo la biografia di Maometto scritta da Ibn Ishaq, una delle fonti più antiche della tradizione islamica, Bahira viveva a Bosra, una città della Siria meridionale lungo le rotte carovaniere. Un giorno vide arrivare un gruppo di mercanti da La Mecca, tra cui un giovane Maometto, allora adolescente, accompagnato dallo zio Abu Talib. Il monaco notò un fenomeno curioso: una nuvola sembrava seguire solo Maometto, proteggendolo dal sole. Quando si fermarono a riposare, anche l’albero sotto cui Maometto si mise a sedere piegò i rami per offrirgli ombra. Stupito, Bahira invitò il gruppo a un banchetto.
Durante il pasto, osservò Maometto e notò sulla sua schiena un segno che interpretò come il “sigillo della profezia”. Convinto che fosse il futuro inviato di Dio, avvertì Abu Talib: «Riporta subito il ragazzo a Mecca, perché alcuni potrebbero fargli del male». Lo zio seguì il consiglio, e così – secondo la leggenda – Maometto fu protetto da un pericolo imminente. Nel tempo, il racconto assunse diverse varianti: Al-Tabari, un grande storico del IX secolo, racconta che furono addirittura gli alberi e le pietre a inchinarsi davanti a Maometto, segno evidente della sua elezione divina. In questa versione, Bahira temeva non gli ebrei, ma i Bizantini, che avrebbero potuto uccidere il giovane. Secondo al-Suhayli, invece, non era un monaco cristiano ma un rabbino ebreo a riconoscere la profezia, e l’incontro non avvenne a Bosra ma a Tayma, un’oasi più a sud.
In altri testi, Maometto incontra un secondo monaco, chiamato Nastur o Nastura, durante un viaggio commerciale per conto di Khadija, la futura moglie. Anche lui avrebbe riconosciuto in Maometto i segni del profeta. Queste varianti mostrano come la leggenda di Bahira si sia evoluta nel tempo, assumendo sfumature diverse a seconda delle esigenze narrative e teologiche delle fonti. Molti storici musulmani e occidentali hanno considerato la storia una leggenda priva di fondamento storico. Già nel Medioevo, lo studioso musulmano al-Dhahabi mise in dubbio la plausibilità del racconto, notando incongruenze cronologiche (ad esempio, la presenza di personaggi come Abu Bakr o Bilal, che all’epoca non erano ancora nati o adulti). La storica Patricia Crone ha esaminato tutte le versioni disponibili e ha concluso che si tratta di “quindici varianti ugualmente fittizie di un evento mai accaduto”. Anche studiosi come W. Montgomery Watt, Maxime Rodinson e Richard A. Gabriel concordano nel ritenere il racconto più un mito religioso che un fatto reale. In questa luce, Bahira appare come una figura simbolica, forse creata per rafforzare l’idea che la missione di Maometto fosse annunciata già prima della rivelazione. Un modo, potremmo dire, per collegare la profezia islamica alla continuità della rivelazione biblica.
Curiosamente, anche i cristiani svilupparono una loro versione della storia. Dopo le conquiste musulmane del VII e VIII secolo, alcuni ambienti cristiani dell’Impero Bizantino cercarono di spiegare la nascita dell’Islam reinterpretando le origini di Maometto. Nella leggenda cristiana, Bahira (chiamato anche Sergio Bahira) sarebbe stato il maestro di Maometto, colui che gli avrebbe insegnato nozioni religiose che poi confluirono nel Corano. Questa narrazione voleva presentare l’Islam non come una nuova rivelazione, ma come una sorta di eresia cristiana. Esistevano due principali versioni: una siriaca orientale e una siriaca occidentale, a cui in seguito si aggiunse una redazione in arabo più influenzata dal linguaggio coranico. In tutte, però, il messaggio era chiaro: il Corano non sarebbe altro che l’insegnamento di un monaco cristiano trasmesso a Maometto. La figura di Bahira, dunque, si muove al confine tra storia e mito. Per i musulmani, fu il segno che già i saggi cristiani riconoscevano la missione profetica di Maometto. Per i cristiani, invece, divenne il simbolo di una spiegazione apologetica delle origini dell’Islam. Oggi gli storici leggono la vicenda come una costruzione simbolica, nata dal dialogo – e talvolta dal confronto – tra cristianesimo e islam nei secoli antichi. Ma, vera o no, resta una storia affascinante: un racconto che rivela quanto, alle origini dell’Islam, fosse forte il legame culturale e spirituale con il mondo cristiano e giudaico.
Wikipedia: Bahira