La storia della Giudea antica è piena di colpi di scena, ma pochi sono intensi e drammatici quanto il breve regno di Giuda Aristobulo I, il primo della dinastia asmonea ad assumere il titolo di re. Un uomo che salì al potere sfidando non solo le leggi non scritte della religione, ma anche quelle della famiglia, e che pagò caro il prezzo delle sue ambizioni. Siamo nel 104 a.C.. Alla morte del padre, Giovanni Ircano, Aristobulo avrebbe dovuto diventare solo sommo sacerdote, mentre il potere politico sarebbe spettato alla madre. Ma Aristobulo non era tipo da ruoli secondari: nel giro di poco tempo fece imprigionare la madre e la lasciò morire, liberandosi così del suo primo ostacolo. Poi toccò ai fratelli, tutti rinchiusi tranne uno: Antigono, il più vicino a lui, l’unico di cui sembrava fidarsi. Con il potere religioso già in mano e l’assenza di rivali diretti, si autoproclamò re.
Un gesto che spaccò profondamente la società giudaica. I sadducei e gli esseni accettarono la novità. I farisei, invece, si ribellarono apertamente: per loro, solo un discendente di Davide poteva indossare la corona. Aristobulo non era uno di questi, e la sua pretesa sembrava un’eresia. Eppure, in quel solo anno di regno, Aristobulo fu tutto tranne che inattivo. Con l’appoggio militare di Antigono, conquistò la Samaria e sottomise gli Iturei, imponendo loro l’adesione alla legge ebraica. Fu un’operazione tanto politica quanto religiosa: una strategia di giudeizzazione forzata che lasciò un’impronta duratura nella regione, soprattutto nella futura Galilea. Ma il vero dramma si consumò proprio in famiglia. Durante la festa di Sukkot, ormai malato e ritirato nella fortezza del Baris, Aristobulo ricevette la notizia del ritorno vittorioso di Antigono, che si presentava al Tempio in armi, come da tradizione militare. Un gesto frainteso. Sua moglie, Salome Alessandra, suggerì che Antigono volesse prendere il potere.
Fece alterare il messaggio che Aristobulo aveva inviato al fratello, facendo sembrare che questi stesse preparando un colpo di stato. Aristobulo, indebolito e preda della paranoia, ordinò l’assassinio del fratello. Fu un errore fatale. Appena compiuto, il re si rese conto della verità. Il rimorso lo travolse. Malato e distrutto dal senso di colpa, morì poco dopo, lasciando un trono insanguinato e un regno spezzato. Stranamente, nessuna delle sue monete riporta il titolo di “re”. Solo “sommo sacerdote”. Un dettaglio che ha lasciato perplessi molti storici: fu davvero considerato un sovrano, o fu solo un uomo che si spinse troppo oltre? Giuseppe Flavio, lo storico del I secolo, non ha dubbi: Aristobulo fu il primo re ebreo dopo secoli di dominio straniero. Alla sua morte, fu proprio Salome Alessandra a rimettere ordine: liberò i fratelli imprigionati e consegnò il potere ad Alessandro Ianneo, nuovo re e figura centrale dei decenni successivi. Così iniziò una nuova era per la Giudea: più espansionista, ma anche più fragile. E tutto era cominciato con Giuda Aristobulo I, il re-sacerdote che cercò di unire due poteri troppo grandi per un solo uomo – e ne fu travolto.
Wikipedia: Aristobulo I