I samaritani (in ebraico שומרונים?, in arabo السامريون?) costituiscono un gruppo etnoreligioso originario della Palestina d'identità israelita. Discendente dalla commistione di varie popolazioni semitiche stanziate nella Samaria, la comunità professa il samaritanesimo, religione abramitica strettamente correlata all'ebraismo. Basano le loro credenze sul Pentateuco samaritano e affermano che la loro venerazione per il Dio biblico è l'autentica religione professata dagli israeliti prima del loro esilio a Babilonia, conservatasi grazie ai pochi che erano rimasti in Terra Santa, ed opposta a quell'ebraismo che considerano modificato e alterato dagli israeliti tornati da Babilonia. Ancestralmente, i samaritani sostengono di discendere delle tribù israelite di Efraim e Manasse e dai sacerdoti leviti. Il termine "samaritano" deriva dall'ebraico shamerim (שַמֶרִים), cioè "custodi (della Legge)".
A partire dal Medioevo i samaritani si convertirono per la grande maggioranza all'islam, assimilandosi quindi agli altri palestinesi, mentre una piccola comunità concentrata a Nablus mantenne la propria identità religiosa e culturale. La comunità comprende 796 membri (popolazione censita nel 2017), dei quali 381 sono concentrati in Cisgiordania, precisamente a Kiryat Luza, nei pressi del monte Garizim, e 415 in Israele, perlopiù a Holon. Da un punto di vista strettamente storico i samaritani sono i discendenti di quanti, fra le popolazioni israelitiche delle nove tribù del regno settentrionale di Israele, rimasero sul posto al momento della deportazione delle élite urbane esiliate dagli Assiri (Sargon II si vanta in una sua iscrizione di avere deportato dalla regione in tutto 27.290 persone, quindi palesemente non l'intera popolazione). Questa popolazione di "rimasti", si fuse nel corso dei secoli con una parte delle popolazioni pagane a loro volta deportate in Israele.
Tra gli ebrei era diffusa l'opinione che solo i discendenti delle tribù del Regno di Giuda (Giuda, Beniamino, Levi, Simeone) fossero "veri" e "puri" ebrei dopo l'Esilio babilonese, e che invece i samaritani discendessero esclusivamente dagli stranieri pagani deportati in Israele nel 722 a.C. per sostituire le popolazioni ebraiche totalmente deportate. La visione biblica contrasta però con la persistenza nei territori dell'ex Regno di Israele, anche durante il periodo esilico, sia della cultura materiale esistente prima della conquista assira (il che indica che le popolazioni erano le stesse), sia soprattutto del culto di Dio (peraltro considerato "illegittimo" dai compilatori dei libri biblici post-esilici). La Bibbia spiega tale persistenza con una visione divina che aveva insegnato ai popoli pagani nuovi arrivati il culto yahwista, dopo la totale scomparsa degli ebrei dal paese. Ovviamente da un punto di vista strettamente storico si trattò invece di un classico fenomeno di assimilazione dei nuclei stranieri da parte delle popolazioni già esistenti in luogo, numericamente prevalenti.
Abu l-Fath as-Samiri, che nel XIV secolo scrisse una delle maggiori opere storiche sui samaritani, commenta le loro origini:
«Una terribile Guerra civile scoppiò fra Eli, figlio di Yafni, della dinastia di Ithamar, ed il figlio di Pincus (Fineas), poiché Eli, figlio di Yafni, decise di usurpare il Sommo sacerdozio ai discendenti di Pincus. Egli era solito offrire sacrifici su un altare di pietra. Aveva 50 anni, era in ottima salute ed aveva l'incarico di tesoriere dei figli d'Israele…
Egli offriva sacrifici sull'altare, ma privi di sale, come se fosse sbadato. Quando il sommo sacerdote Ozzi lo venne a sapere e vide che i sacrifici non erano validi, lo depose e si dice anche che lo avesse rimproverato aspramente. Di conseguenza egli ed il gruppo che simpatizzava con lui si ribellarono e immediatamente lui ed i suoi seguaci con i loro animali partirono per Silo. Quindi Israele si divise in fazioni. Egli mandò a dire ai suoi: "Chiunque voglia assistere a cose meravigliose venga con me", Quindi egli raccolse un grosso gruppo [di seguaci] intorno a lui a Silo ed eresse colà un Tempio per sé; egli costruì un posto come il Tempio (quello sul monte Ehilam). Vi eresse un altare, senza omettere alcun dettaglio, corrispondente in tutto e per tutto a quello originale, pezzo per pezzo. A quel tempo i Figli d'Israele si divisero in tre fazioni. Una fazione lealista, sul monte Ehilam, una eretica, che seguiva falsi dei e la fazione che aveva seguito Eli, figlio di Yafni, a Silo.»
Nella realtà storica gli ebrei di Samaria, lungi dal convertirsi al paganesimo o abbandonarsi al sincretismo, secondo l'accusa rivolta loro da alcuni ebrei di Giuda, si preoccuparono di preservare il culto di Dio, fino ad arrivare a costruire (in una data non determinabile del IV secolo a.C.) un loro tempio, separato da quello di Gerusalemme, sul monte Garizim, officiato da sacerdoti di diretta discendenza aronnica; i sommi sacerdoti samaritani. Inoltre i samaritani hanno sempre osservato i precetti mosaici così come espressi nel Pentateuco, e si sono sempre considerati discendenti di Abramo e quindi eredi del suo berith («patto») con Dio. Di più: secondo la versione samaritana della storia, sono stati semmai i Giudei a deviare dalla retta religione, aggiungendo innovazioni devianti alla corretta fede mosaica, di cui i samaritani si ritengono i soli ed ultimi depositari.
Secondo la versione dei fatti fornita dalla Bibbia, dopo il ritorno dall'esilio, i samaritani tentarono di opporsi alla ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, e sotto Antioco IV si allearono con i pagani contro i giudei. Tuttavia la Bibbia stessa ammette che le "genti del paese" (am haaretz), cioè i discendenti di coloro che non erano stati mandati in esilio mescolati con i popoli deportati in Israele, offrirono la loro collaborazione per costruire assieme il Tempio e officiarlo assieme. Solo quando i "ritornati" resero chiaro che non intendevano mescolarsi con le "genti del paese" (considerate "razzialmente impure" per i loro matrimoni con non-ebrei), costoro assunsero un atteggiamento ostile, appellandosi al sovrano persiano perché fermasse la costruzione del Tempio - ma anche la fortificazione militare di Gerusalemme, correttamente letta come un'intenzione di dominio sulla regione circostante. Questo è il quadro che emerge dal racconto biblico, che però semplifica in pochi episodi un processo che fu molto meno lineare ed univoco di quanto racconti il testo che abbiamo recepito. Lo stesso caos in cui ci sono pervenuti i due libri principali sul ritorno dall'Esilio, il Libro di Esdra e il Libro di Neemia, ricchi di anacronismi e contraddizioni, mostra che essi sono una compilazione "a posteriori" e molto rimaneggiata di una storia che fu molto più complessa di quanto ci sia stato tramandato.
Wikipedia: Samaritani
