Questo processo difficilmente avvenne senza conflitti interni, che furono probabilmente taciuti dalla documentazione ufficiale.[1] Ur-Nammu si proclamò "re di Ur, re di Sumer e di Akkad", titolo che fu conservato dai suoi successori e sembra voler riconoscere la parità tra le due componenti etnico-linguistiche dello stato: il sud sumerico e il nord accadico. Con Ur-Nammu inizia la costruzione dello stato centralizzato che sarà portata a termine dal figlio Shulgi. Egli non riunisce in sé le regalità delle varie città, ma nomina governatori di sua fiducia per governarle. Tra le tante opere edilizie realizzate (Ur fu quasi ricostruita ex novo) vi sono molti templi: non solo la grande ziggurat di Ur (e la sua stele, di cui rimane qualche frammento), ma anche templi eretti in altre città agli dei locali.
Ur-Nammu curò in modo particolare la manutenzione del sistema dei canali e bonificò zone paludose. Durante il suo regno fu anche organizzato un catasto generale di tutto lo stato. Ur-Nammu è ricordato soprattutto per il suo codice di leggi (il Codice di Ur-Nammu), il più antico fino ad oggi conosciuto, che precede di tre secoli quello di Hammurabi. Il codice, oltre a prevedere le pene per diversi reati, stabilisce le misure standard di capacità e di peso. Attualmente diversi studiosi, sulla base soprattutto di indizi grammaticali, propendono tuttavia ad attribuire il codice al figlio di Ur-Nammu, Shulgi. La morte di Ur-Nammu è celebrata in un inno di lamentazione (La morte di Ur-Nammu) che, più delle gesta compiute dal sovrano in vita, si diffonde sull'accoglienza riservatagli dagli dèi dopo la morte e sulle funzioni assegnategli negli Inferi. In esso, Ur-Nammu è indicato come fratello di Gilgamesh.
Wikipedia: Ur-Nammu